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“Zen in Art – per un’estetica Zen”

 

Nel febbraio 2014 Franca Franchi, scultrice e Massimo Tosini pittore fondano il Movimento Artistico "Zen in Art. Per un'estetica Zen". Può apparire singolare che due artisti contemporanei si richiamino oggi per fare arte alla secolare tradizione del pensiero Zen, una corrente del buddhismo mahayana sviluppatasi fra Cina e Giappone oltre 1000 anni fa!

In realtà il pensiero Zen, che ha plasmato l'Uomo e le Arti del lontano Oriente in modo assolutamente singolare rispetto alla nostra esperienza occidentale e ai nostri orizzonti classici e giudaico-cristiani, solo in tempi relativamente recenti è entrato a far parte degli orizzonti culturali (e spirituali) dell'uomo occidentale soprattutto ad opera di quel grande divulgatore che è stato D.T. Suzuki, autore della fondamentale opera "Lo Zen e la cultura giapponese" (1938), pubblicata in inglese negli Stati Uniti nel 1959 e recentemente tradotta anche in italiano (Adelphi 2014).

Nel campo dell'Arte va tuttavia osservato come non siano mancati in un non lontano passato, soprattutto negli anni 50 e 60 del '900 ed in ambito nordamericano, in cui la penetrazione del pensiero Zen era avvenuta assai prima che in Europa per la presenza soprattutto sulle coste del Pacifico di una forte comunità nippo-americana, esempi di artisti che in qualche modo si sono richiamati allo Zen.

Vengono alla mente soprattutto alcuni Maestri dell'Espressionismo Astratto nordamericano come Franz Kline, Sam Francis, Marc Tobey, Gordon Onslow Ford e lo stesso Jackson Pollock che hanno avuto frequentazioni con lo Zen e ne hanno in vario modo subito l'influenza, in particolare della scrittura tradizionale giapponese (sho-do). Al di là degli aspetti formali riconducibili appunto allo sho-do (soprattutto Kline e Tobey) possiamo dire che alcuni aspetti che ormai fanno parte a pieno titolo di un patrimonio comune consolidato nell'arte contemporanea come l'automatismo e la gestualità trovano nel pensiero Zen le loro radici più profonde.

Non potevano mancare in Giappone, Paese che, pur non avendo dato i natali allo Zen nato in Cina, ha visto i più fecondi sviluppi di questo pensiero, esempi di ricerca artistica contemporanea riconducibili allo Zen.

Negli anni ’50 nasce il Gruppo Gutai che ha in Jino Yoshihara il maggiore esponente, noto tra l’atro per i suoi “Circles” che si collegano chiaramente allo Shodo (calligrafia Giapponese) e allo Enso o Cerchio dell’Illuminazione che rappresenta il Satori (illuminazione Zen). Yoshihara si richiama tra  l’altro ad alcune esperienze di arte contemporanea occidentale come l’Action Painting di Pollock di cui è sincero ammiratore.

Sempre in Giappone negli anni ’60 nasce il gruppo Mono-Ha, anch’esso ispirato allo Zen, e le cui espressioni artistiche ricordano la nostra “Arte Povera” che, sia pure in modo indiretto e forse casuale, può essere anch’essa ricondotta ad alcuni principi dell’estetica Zen. Entrambi questi Movimenti hanno lasciato un segno per le loro ricerche sulla vacuità (o vuoto) che è uno dei caratteri fondamentali dell’estetica Zen.

Quello che probabilmente è mancato in tutte queste esperienze è stata un’adeguata elaborazione teorica e forse anche una più profonda consapevolezza della fondamentale importanza dello Zen nella costruzione di un'estetica profondamente legata ad una contemporaneità che non può prescindere dalla dimensione spirituale secondo una visione che trova in Kandinsky il primo profeta laico, visione che purtroppo tante esperienze confuse e contraddittorie dell'Arte Contemporanea sembrano invece negare.

A livello teorico non si può comunque prescindere dal fondamentale contributo di Gillo Dorfles. Il grande critico, artista egli stesso non a caso definito da Arturo Carlo Quintavalle "pittore zen", ha in numerosi scritti sottolineato l'importanza del pensiero Zen per la ricerca artistica contemporanea soffermandosi soprattutto su alcuni caratteri fondamentali del pensiero e dell'estetica Zen come l'asimmetria ed il vuoto da cui deriva il concetto dorflesiano di "intervallo" (G. Dorfles "L'intervallo perduto" 1980).

Se la scelta di fare dello Zen la chiave di volta del proprio lavoro artistico può essere considerata singolare non lo è certo nel senso di una supposta "bizzarria" della stessa dato che questa si colloca in un quadro culturale ben preciso del pensiero contemporaneo quanto piuttosto nel senso di "singolarità" della scelta stessa nel senso che la strada che gli artisti hanno deciso di percorrere è stata poco battuta ed è tuttora in buona parte inesplorata.
Franca Franchi e Massino Tosini sono loro stessi figure di artisti abbastanza singolari. Entrambi arrivano all'Arte attraverso un percorso non accademico, spinti da vicende di vita che, in momenti diversi della loro esistenza, hanno imposto il processo creativo come momento essenziale ed imprescindibile di crescita umana e spirituale. Entrambi per lunghi anni hanno esercitato la professione di avvocato che solo in tempi recentissimi hanno abbandonato per dedicare maggiori energie all'Arte ed in particolare al progetto "Zen in Art". Sono entrambi vicini al pensiero buddhista e frequentano il Monastero Zen Soto Fudenji di Bargone (Parma-Italia) sotto la guida del Maestro Fausto Taiten Guareschi che li ha incoraggiati fin dall'inizio nella loro iniziativa artistica. Ad onor del vero la prima spinta ad un approfondimento del rapporto fra pensiero Zen e Arte nasce proprio da una piacevolissima e, visti gli sviluppi, più che feconda discussione tra gli artisti ed il Maestro Fausto Taiten Guareschi sui caratteri dell'arte estremo orientale riconducibili allo Zen ed in particolare se fosse ipotizzabile una "estetica zen" e con quali caratteristiche. Per l'elaborazione teorica del Manifesto del Movimento "Zen in Art - per un'estetica Zen" é stato fondamentale l'incontro con l'opera del Maestro Zen e pensatore giapponese Shin’ichi Hisamatsu (1889-1980) autore di "Zen and Fine Arts", testo fondamentale anche se purtroppo non disponibile nella traduzione italiana. D'altra parte anche un autore come D.T. Suzuki, ben più noto di Hisamatsu, essendo stato il primo divulgatore in Occidente del pensiero Zen, ripetutamente citato da Gillo Dorfles nei propri scritti sullo Zen è stato tradotto in italiano solo nel 2014 (D.T. Suzuki “Lo Zen e la cultura giapponese”, Adelphi 2014). L'opera di Hisamatsu è stata effettivamente fondamentale in quanto, mentre Suzuki dà un quadro generale, sia pure approfondito e ben documentato del fenomeno artistico in campo Zen, Hisamatsu, attraverso l'individuazione dei canoni estetici che caratterizzano l'opera Zen, scende nel dettaglio agevolando in tal modo la comprensione di difficili e spesso - per uno spirito occidentale - ostici concetti sia pure al prezzo di una certa quanto inevitabile schematizzazione. I sette canoni dell'estetica Zen di Hisamatsu sono riportati nel dettaglio nel Manifesto del Movimento "Zen in Art - per un'estetica Zen" (vedi). Dopo la fondazione del Movimento gli artisti ritennero assolutamente necessario confrontarsi proprio con chi dello Zen si era ripetutamente occupato intuendone le enormi potenzialità per la ricerca artistica contemporanea ovvero a Gillo Dorfles. Il grande critico inizialmente, invero, non mancò di manifestare le proprie perplessità a fronte di un progetto sicuramente ambizioso e difficile.
Il 13 settembre 2014 venne inaugurata con il patrocinio della Provincia di Milano e del Consolato Generale del Giappone presso la suggestiva cornice della "Torre del Tempo e dell'Arte" del Parco Idroscalo di Milano la prima esposizione pubblica del Movimento "Zen in Art - per un'estetica Zen", dopo un’anteprima in agosto al Monastero Zen Soto Fudenji di Bargone (Parma), dal titolo "Tempo senza inizio e senza fine - Lo Zen incontra l'Arte Contemporanea". Dorfles, visitando l'Esposizione, pur manifestando apprezzamento per il risultato estetico di varie opere di Franca Franchi, mantenne in quella occasione tutte le sue riserve sull'operazione tant'è che pochi giorni dopo la visita apparve sul Corriere della Sera dell'8 ottobre 2014 un articolo di presentazione della traduzione italiana dell'opera di D.T. Suzuki "Lo Zen e la cultura giapponese" dal significativo titolo "Liberi di ispirarsi allo Zen ma agli artisti manca l'illuminazione". Mesi di duro lavoro e di seria ricerca hanno consentito a Franca Franchi di affinare il proprio linguaggio sempre più nella direzione di un’essenzialità profondamente Zen e soprattutto a Massimo Tosini di adottare un linguaggio completamente nuovo espresso con mezzi innovativi come la pittura con foglia d'oro e foglia metallica tale da fugare quell'accostamento all'informale e segnatamente all'opera di Pollock e Rauschenberg espresso da Dorfles nell'articolo in questione. Grande quindi è stata la soddisfazione quando il grande critico ha accettato di curare, scegliendo le opere esposte e scrivendo la presentazione, l'esposizione di Franchi e Tosini "Il segno e la Luce" tenutasi dal 7 giugno al 5 luglio 2015 nello storico borgo medievale di Vigoleno (PC). Così si esprime Dorfles: "Entrambi questi artisti finora si potevano considerare come appartenenti ad una corrente informale ossia vicina alle correnti americane di Pollock, di Rauschenberg ecc. ma in realtà la vicinanza con gli americani era solo apparente perché, invece, studiando da vicino le loro opere, ci rendiamo conto che hanno alcuni elementi che ricordano quelli di alcune opere Zen. Ecco per esempio nel caso di Franca Franchi ci troviamo di fronte a importanti strutture di cristallo, trasparenti ma anche colorate che sono di più di una semplice scultura perché costituiscono anche un modo di essere tutto particolare di fronte all'ambiente circostante. Anche nel caso di Massimo Tosini abbiamo un esempio abbastanza clamoroso di questi elementi perché l'artista si serve tra l'altro di numerosi elementi cartacei e di tela di colore oscuro completamente nero sui quali riesce a creare con delle orme di foglia d'oro alcune strutture che possiamo considerare decorative ma che in realtà sono vere e proprie strutture organiche."
Gli artisti sono presenti nell'antologia di scritti critici di Gillo Dorfles "Gli artisti che ho incontrato" (Skira 2015 pagg. 848-849).
Nel dicembre 2015 Franca Franchi ha realizzato una nuova serie di gioielli/sculture denominati Haiku riguardo ai quali il critico si è così espresso: “Questi gioielli hanno una caratteristica in comune che si potrebbe accostare all’atmosfera che si sprigiona nell’ascoltare un Haiku. Si tratta dell’incontro tra la precisione esecutiva e l’ambiguità degli elementi che la compongono.”

Da ultimo Gillo Dorfles ha curato la mostra di Franca Franchi “Il Cristallo vince la Simmetria” presso la Galleria Rossini – Gioielli d’Autore, Viale Monte Nero 58, del Novembre/Dicembre 2016, fornendo un’efficace lettura critica delle opere presentate.